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Studio sulla presenza del cinghiale nell'area di Monte Vairano

Pubblicazione del 12 agosto 2013

 
Studio sulla presenza del cinghiale nell'area di Monte Vairano

L'evoluzione della distribuzione del cinghiale sul territorio provinciale è stata caratterizzata negli ultimi anni da un andamento sorprendente, tanto per l'ampiezza dei nuovi territori conquistati, quanto per la rapidità con cui il fenomeno si è verificato. Nel giro di una trentina d'anni, infatti, l'areale si è più che triplicato, interessando interi settori geografici ove il cinghiale mancava da molti decenni, se non da secoli, creando di conseguenza un crescente interesse venatorio per la specie, con tutte le conseguenze dirette ed indotte che ciò comporta sul piano faunistico e gestionale. 

Le cause che hanno favorito l'espansione e la crescita delle popolazioni sono legate a molteplici fattori.   Tra questi, le immissioni a scopo venatorio, iniziate negli anni '50, hanno sicuramente giocato un ruolo fondamentale.    Effettuate dapprima con cinghiali importati dall'estero, in un secondo tempo i rilasci sono proseguiti soprattutto con soggetti prodotti in cattività in allevamenti nazionali.   Sebbene da quasi un decennio i ripopolamenti venatori siano stati ufficialmente sospesi, il fenomeno non sembra ridursi forse anche a causa della presenza di ceppi selvatici di origine centro-europeo particolarmente prolifici.
 
La Provincia di Campobasso, da sempre attenta alle problematiche connesse con la presenza della specie sul territorio, ha intrapreso negli anni una serie di iniziative volte alla riduzione delle densità attraverso l'uso di metodologie pressoché "ecologiche" quali la cattura e la traslocazione degli esemplari in soprannumero, il foraggiamento dissuasivo e la soppressione degli istituti faunistici maggiormente interessati dal fenomeno con relativa restituzione dei territori alla caccia programmata.
 
L'insieme di tali interventi non hanno, tuttavia, contribuito in maniera determinante alla risoluzione della problematica.   Ad oggi insistono ancora sul territorio provinciale diverse aree particolarmente "vocate" ove la densità del cinghiale è tale da creare elementi di conflitto con le popolazioni locali.   L'incremento dei danni arrecati alle colture agricole, il progressivo aumento degli impatti di tali animali con le autovetture in circolazione sulla rete viaria locale e l'avvicinamento di interi branchi in prossimità delle abitazioni rurali, inducono sempre più gli enti competenti ad un'attenta riflessione sulla coesistenza tra tale specie e le attività antropiche presenti nelle aree interessate.    

Purtroppo, il conflitto di interessi legato alla presenza del cinghiale sul territorio, unitamente ad alcune obiettive difficoltà di ordine tecnico (connesse ad esempio alla stima quantitativa delle popolazioni) rende la gestione di questa specie particolarmente complessa.  E' per tali motivi che la Provincia di Campobasso, nel raccogliere le istanze avanzate dalle comunità locali e dalle associazioni agricole di categoria, ha inteso avviare, con la collaborazione dell'Università degli Studi del Molise, un percorso metodologico finalizzato al controllo della specie basato essenzialmente su criteri di tipo scientifico nel quale si prevede, in primo luogo, la conoscenza del fenomeno e, quindi, la distribuzione e la dinamica delle popolazioni della specie sul territorio esaminato.     
 
La scelta dell'area di studio è stata fatta ricadere volutamente sull'Oasi di Protezione "Monte Vairano" che, negli ultimi anni, ha evidenziato fortissime criticità sia per quanto riguarda gli ingenti danni arrecati dalla specie alle colture agricole disseminate intorno all'Oasi di Protezione stessa sia per quanto concerne i ripetuti impatti di tali animali con le autovetture in circolazione avvenuti, in particolare, lungo la rete viaria locale.

Grazie al lavoro svolto dai tecnici dell'Università degli Studi del Molise con la collaborazione dei dipendenti del Servizio Tutela Ambiente dell'Ente, a cui esprimo i più sentiti ringraziamenti, è stato possibile addivenire ad una stima della popolazione e, quindi, ad una valutazione complessiva sulla distribuzione della specie sul territorio interessato.   I risultati della ricerca sono sintetizzati nell'allegata presentazione elaborata a cura della stessa Università.
 
L'Assessore all'Ambiente
Prof. Alberto Tramontano
 

 

 
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