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"Per non morire di mafia", al Savoia il 16 e 17 febbraio

Di scena la pièce di Sebastiano Lo Monaco tratta dal libro di Pietro Grasso e Alberto La Volpe

 

Campobasso | 11 febbraio 2011


 
giudice grasso

"Per non morire di mafia": il 16 e 17 febbraio di scena, al Teatro Savoia, la pièce di Sebastiano Lo Monaco tratta dal libro del procuratore nazionale antimafia  Pietro Grasso e del giornalista Alberto La Volpe. 
Divulgare un messaggio importante di impegno civile, morale e di democrazia: questa la molla che ha spinto l'attore Sebastiano Lo Monaco a ricavare un testo teatrale dal libro-biografia "Per non morire di mafia" realizzato nel 2009 dal procuratore antimafia Pietro Grasso con il prezioso contributo di Alberto La Volpe, l'ultimo giornalista ad avere contatti con il giudice Giovanni Falcone. Non si tratta "semplicemente " di uno spettacolo ma di una denuncia civile, lucida e purtroppo spietata.  E' la storia di un uomo contro.
Contro chi sostiene la tesi che  la mafia non esiste. Contro la paura, l'omertà, l'obbedienza supina e cieca di chi non vuole reagire ai soprusi. Contro la viltà, i compromessi politici e i poteri occulti.  
"Per non morire di mafia" è come leggere il promemoria quotidiano di un magistrato che da trent'anni, ogni giorno, è impegnato contro la criminalità organizzata e che ha maturato una sua personale convinzione: per contrastare la mafia occorre avere la percezione esatta della sua pericolosità.
Ma le rivelazioni dei pentiti, la celebrazione dei processi, lo smantellamento del vertice di Cosa Nostra non hanno purtroppo segnato la fine delle cosche perché, ai colpi inferti dagli investigatori, l'organizzazione malavitosa ha sempre risposto con nuove strategie. Dalla collusione con la classe politica dominante agli omicidi eccellenti per finire alle stragi.
Oggi la mafia sembra essere svanita ma, come insegna il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso dalle pagine del suo libro, ha cambiato solo volto. Non è più  una piovra ma una rete invisibile infiltrata nei colossali affari degli appalti edilizi, della droga, della contraffazione.
Pietro Grasso ripercorre, nel libro "Per non morire di mafia", le stagioni della guerra alla Cupola siciliana riportando l'attenzione su questioni sempre attuali: i legami tra mafia e politica, gli scontri interni alla magistratura, le carenze legislative e di mezzi, la nascita di nuove mafie ma senza arrendersi mai al suo potere.
Da questo testo, l'attore  Sebastiano Lo Monaco ha tratto il monologo che ha debuttato al Festival dei Due Mondi di Spoleto nel giugno scorso e che mercoledì 16 e giovedì 17 sarà in scena al Teatro Savoia di Campobasso. Nei giorni scorsi, la pièce di Lo Monaco è stata anche oggetto di un servizio televisivo andato in onda nella rubrica  "Do, re, ciak gulp" di Vincenzo Mollica, su Rai Uno. 
"Dopo trent'anni di carriera dedicati al solo teatro classico - ha spiegato Lo Monaco presentando lo spettacolo a Spoleto - ho pensato, leggendo il libro di Pietro Grasso, che se ne potesse ricavare un soggetto per il teatro e che questo poteva essere un mezzo ulteriore per divulgare il messaggio importante di impegno civile, morale e di democrazia che il procuratore, nonostante la sua vita sia quotidianamente in pericolo, sta portando avanti. Dopo aver letto il libro, lo incontrai e gli proposi il progetto".
L'opera si compone di tre momenti importanti.
"Il primo aspetto che si evince è quello familiare - ha spiegato Sebastiano Lo Monaco -, la vita che conducono i familiari del protagonista, anch'essi coinvolti in una vita a rischio. Il secondo riguarda la lotta alla mafia e il maxiprocesso nel febbraio del 1986 nell'aula bunker di Palermo.
Il terzo aspetto è rappresentato dall'analisi che Grasso elabora sul fenomeno mafioso e l'impegno della popolazione e delle istituzioni necessario per sconfiggerlo".
La ricchezza del testo, scritto nella versione scenica da Nicola Fano e adattato nella drammaturgia da Margherita Rubino, con l'attenta regia di Alessio Pizzech offre l'esatta percezione delle difficoltà esistenziali di chi ha consacrato la propria vita alla lotta alla mafia e ha trovato in Sebastiano Lo Monaco un interprete intelligente e credibile.
Su un piccolo palcoscenico, vicino ad una scrivania dove campeggiano le fotografie dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, accanto ai faldoni processuali, l'attore - con il solo aiuto di una lavagna dove segnalare le parole chiave del suo discorso -  ha dato vita ad un esempio significativo di teatro "necessario".
"Per non morire di mafia" non è solo uno spettacolo ma una dichiarazioni d'intenti, fiera e coraggiosa. 

 


 

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